domenica, 22 febbraio 2009

Sono uno davanti all'altro, al tavolino scolorito del bar sotto casa, e bevono birra. La bevono dalla bottiglia, perché i bicchieri sono roba da fighetti, e poi anche nei telefilm americani è così che si fa. Bevono e ruttano, con orgogliosa mascolinità. E poi ribevono... e parlano, delle cose importanti: dello scudetto, delle chiappe di Belen, del nuovo tatuaggio che Iuri si è fatto fare sulla spalla... e di amicizia, perché l'amicizia è tutto.

- Tu lo sapevi? - fa quello bruno e riccio con aria cupa.

- Cosa? - chiede l'altro che è di un biondo non troppo naturale e c'ha le basette disegnate dal barbiere che, ad occhio e croce, gli ci sarà voluta mezza giornata a tagliarle così.

- Che Luca era gay.

- Maddai! - esclama il biondo.

- Ti giuro.

- Ma di chi parli, di Luca, Luca?

- Proprio lui.

Il biondo si gratta la barba cercando di mettere in moto un vago processo neurale, qualcosa non gli quadra. Ci mette un po', ma alla fine verbalizza il dubbio:

- Ma adesso sta con lei.

- Già – conferma l'altro.

- Brutta storia.

- Già.

I due si guardano consapevoli di come questo stravolgimento degli equlibri cosmici possa avere serie ripercussioni sull'immediato futuro, intanto bevono qualche altra generosa sorsata di birra e ruttano a turno.

- Ma com'è che era gay? - chiede il biondo dopo un po'.

L'altro fa spallucce.

- E chi lo sa?!

- Aveva una madre oppressiva e soffocante?

- No per niente.

- Un padre debole e assente?

- Naaaa!

- Allora è cresciuto senza figure di riferimento?

- No no, le figure ce l'aveva.

Il biondo annaspa incredulo, inseguendo disperatamente un perché o un percome.

- Forse ha subito qualche trauma terribile?

- Ma chi Luca? Quello ha avuto un'infanzia ed un'adolescenza idilliache che io ce metterebbe la firma!

- E allora perché era gay?

Il bruno scuote il capo incapace di rispondere.

- Non si sa... gli piaceva la fava...

- Brutta storia.

I due ribevono. Si guardano con occhi che non sono più gli stessi di poco prima. Nelle profondità di quegli sguardi c'è ora sgomento e incertezza. L'ombra di una profonda inquietudine...

- Anche perché... - mormora il bruno dopo un po' - è stato molto scorretto con noi, non so se mi spiego...

- E ci credo!

- Voglio dire, stava nella nostra squadra di calcetto.

Il biondo impallidisce.

- Cacchio non ci avevo pensato!

L'altro annuisce gravemente.

- Sai quante volte ci siamo fatti la doccia insieme?

- Oddio!

- E lui a far finta di niente, ma è chiaro che ci guardava i batacchi...

- Cazzo!

- Appunto, quello.

- Ma allora ha guardato anche me!

Il bruno annuisce mentre modula un altro rutto. Poi si sporge in avanti e sibila in un sussurro:

- E cosa credi facesse quando tornava a casa, pensando ai nostri uccelli?

Il biondo si produce in un'espressione inorridita e disgustata.

- Che schifo, non ci voglio pensare!

- Ci ha usato proprio come se fossimo quelle troiette che posano per i calendari.

- Che stronzo!

- Anfatti.

Cala nuovamente il silenzio. Neanche ruttano più, anche perché il biondo sta cercando nuovamente di pensare ed il rumore lo distrarrebbe.

- Senti un po'... - chiede alla fine.

- Sì?

- Ma se Luca era gay, com'è che adesso sta con lei?

- Gli abbiamo fatto cambiare idea.

- Ah! Bene bene...

La notizia va festeggiata con un altro po' di birra. I due ordinano da bere alla cameriera e mentre lei si allontana si premurano di farle sapere quanto apprezzino le sue rotondità ed in che modo saprebbero valorizzarle se lei avesse il buon senso di seguirli in un luogo appartato.

- E come avete fatto? - chiede il biondo archiviata la parentesi cameriera.

- Gli abbiamo detto che non ci è piaciuto il suo modo di fare, abbiamo detto sinceramente, col cuore in mano, quanto ci abbia ferito la sua falsità...e poi gli abbiamo menato di brutto.

Il biondo annuisce solennemente.

- Ottimo. E lui?

- Lui ha capito... più o meno.

- Cioè?

- No è che... ha sbattuto la testa contro il marciapiede e... da allora non è che si capisca molto bene quel dice, sai, ha una specie di mezza paralisi facciale, però... visto che sta con lei... immagino abbia capito.

- No ma avete fatto bene, e poi, se c'è un amico in difficoltà che sta sbagliando bisogna aiutarlo a capire...

- Anfatti!

- Anche a costo di essere un po' duri, di fargli del male, se è necessario, no?

- E' proprio quello che ho detto agli altri quando siamo andati a menargli!

Il biondo sembra decisamente sollevato da questo happy ending.

- E quindi è tutto a posto adesso?

- Direi di sì.

Emerge però una vaga preoccupazione per il futuro.

- E gioca ancora a calcetto?

- No, sai... le gambe non sono guarite completamente, c'erano troppe fratture.

- Ah! Che peccato – dice il biondo, che non appare del tutto sincero questa volta, - Mi spiace...

- Sì, anche perché c'aveva un dribbling...

- Vabbè, ma non si può avere tutto dalla vita, no?

- No anfatti, l'importante è che stia con lei.

- A proposito...

- Sì?

- Ma questa lei, come l'ha conosciuta?

- E' la sua infermiera.


domenica, 15 febbraio 2009

darfur

 

 












      EST APPARTAMENTO STEFANO – SERA


Una tranquilla strada in un quartiere residenziale. Piccoli palazzi di due o tre piani, con le finestre rischiarate dalla luce proveniente dagli appartamenti. Una berlina imbocca la strada e parcheggia diligentemente nelle strisce. Ne scende STEFANO, vestito sobriamente in giacca e cravatta, con cappotto e valigetta 24 ore. L’uomo aziona l’antifurto e fa per avviarsi verso il proprio palazzo, poi si ferma e torna sui propri passi. Si china per esaminare un piccolo segno sulla carrozzeria della propria automobile. Si umetta un polpastrello e, con cura quasi maniacale, strofina il presunto graffio fino a cancellarlo. Finalmente soddisfatto, riprende il cammino verso casa. Imbocca il portone…

CUT TO:


INT. ATRIO APPARTAMENTO STEFANO - SERA


Stefano si dirige all’ascensore con passo svelto e preme decisamente il tasto di prenotazione della chiamata. Poi attende impaziente…


CUT TO:

INT. PIANEROTTOLO APPARTAMENTO STEFANO – SERA


Davanti alla porta di casa, Stefano si fruga in tasca alla ricerca delle chiavi, prende prima il mazzo di chiavi dell’auto con insofferenza le riposa e riprende la ricerca dimostrando un carattere irritabile ed impaziente. Intanto, dall’interno, sentiamo provenire una musica drammatica.

CUT TO:

INT. APPARTAMENTO STEFANO (INGRESSO + SALONE) - SERA


Il rumore delle chiavi nella toppa preannuncia l'ingresso di Stefano. L’uomo apre la porta con un gesto automatico e se la richiude alle spalle mentre lo sguardo, come d'abitudine, esplora l'ambiente circostante in cerca dei familiari punti di riferimento.


La stanza è scarsamente illuminata. Sul divano, LAURA, in vestaglia rosa, sta guardando la televisione, raggomitolata su se stessa. Le mani al volto ed un'espressione inorridita rischiarata dalla luce proveniente dallo schermo.


E' così presa da ciò che sta guardando, che neanche si accorge dell'uomo. Stefano la guarda distrattamente mentre si disfa del cappotto con i soliti gesti abitudinari. Poi segue lo sguardo di lei...


Il televisore sta facendo vedere immagini di repertorio da un documentario sul Darfur con scene violenza, deportazione e morte. Unico commento, la musica triste ed incalzante che già abbiamo sentito sul pianerottolo.


STEFANO

(guardando distrattamente)

Cos'è?

LAURA

(senza distogliere lo sguardo)

Un servizio sul Darfur.

STEFANO

(perplesso)

Sul che?

LAURA

(con leggero biasimo)

Sul Darfur… è in Sudan!


Stefano si piazza davanti allo schermo con aria di disapprovazione, guarda le immagini drammatiche che si susseguono per qualche attimo scuotendo il capo.

STEFANO

Cambia canale... (un tempo) ho avuto una giornata di merda al lavoro oggi e non ho voglia di deprimermi con queste cose.

LAURA

(sempre compenetrata)

Ma devi vedere anche tu... è terribile quello che succede laggiù!

STEFANO

Lo so che è terribile, ma tanto non possiamo farci niente, quindi...

LAURA

Quindi cosa?

STEFANO

Metti qualche film dai...

Stefano guarda verso la mensola della libreria su cui sono disposti alcuni DVD.

STEFANO

...Quello che abbiamo comprato ieri, come si chiama?

Stefano resta un attimo in attesa di una risposta da parte di Laura, che lo ignora, continuando a seguire il documentario.

STEFANO

Massì, quello dell'avvocato incastrato dal suo cliente... quello con quell'attore che piace a te...

Stefano si volta verso Laura che continua ad ignorarlo. Resta a guardarla con aria di sopportazione aspettando una qualche reazione, poi, vedendo che non riesce ad attirare l'attenzione della donna, si volta e si avvia in cucina con una scrollata di spalle di insofferenza.

Per un attimo la Mdp indugia sul primo piano di Laura, compenetrata nella visione di immagini sempre più crude.

INTERCUT TO:

INT. APPARTAMENTO STEFANO (cucina) - SERA

Stefano sta entrando nervosamente in cucina accompagnato dal commento sonoro proveniente dal televisore. Si guarda intorno con insofferenza, notando che la tavola non è apparecchiata e che apparentemente non c'è nulla da mangiare.

STEFANO

(urlando)

C'è qualcosa da mangiare, o eri troppo presa dal Darfur?!

LAURA

(Voice off)

Ti ho lasciato della pasta nel forno.

Stefano controlla con gesti rabbiosi nel forno e poi nel frigorifero. Poi apparecchia frettolosamente un posto sul tavolo della cucina, preleva la pasta fredda dal forno guardandola con disapprovazione. Apre una bottiglia di vino rosso, si siede e comincia a mangiare astiosamente.

Dopo la prima forchettata sul suo volto vediamo dipingersi un'espressione di disgusto, vorrebbe dire qualcosa, poi scuote il capo e riprende a mangiare.

STEFANO

(a bocca piena)

Cambia canale ti ho detto!

LAURA

(voice off)

Ma come fai ad essere così insensibile?!

STEFANO

(sempre a bocca piena)

Insensibile?!!!

LAURA

(voice off)

Insensibile, sì!

STEFANO

Senti... è la televisione che è una merda...

LAURA

(voice off)

Che c'entra la televisione?

STEFANO

Massì perché ti bombarda con immagini raccapriccianti, con storie atroci... il massacro dei Curdi, la guerra nel Kosovo, la fame in Africa, tutte cose terribili...

(infila un altro boccone in bocca)

Ma noi che c'entriamo? Che possiamo farci? Tanto, alla fine, i governi se ne fregano, la gente continua a morire, e gli unici che ci hanno guadagnato qualcosa sono i vari conduttori, che hanno alzato di una tacca i loro indici di ascolto!

CUT TO:

INT. APPARTAMENTO STEFANO (SALONE) - SERA

LAURA

(senza smettere di guardare la tv)

Un po' comodo metterla così, non ti sembra?

CUT TO:

INT. APPARTAMENTO STEFANO (cucina) - SERA

STEFANO

E come dovrei metterla?

LAURA

(voice off)

Possibile che tu non capisca la gravità di queste cose?

Stefano si alza di scatto e si pone provocatoriamente sulla soglia della cucina, sbraitando a bocca piena.

STEFANO

Forse sei tu che non capisci!


Stefano torna a sedersi accostando rumorosamente la sedia e riprendendo ad aggredire il cibo con la forchetta.

STEFANO

(tra sé e sé)

Mo’ sono io che non capisco!

(ad alta voce)

Ma io la capisco la gravità di queste cose! La capisco benissimo!


Ingurgita frettolosamente qualche altro boccone di cibo. Poi, come se proprio non riuscisse a trattenersi, riprende ad inveire all'indirizzo di Laura.

STEFANO

Io capisco fin troppo bene, mia cara! Solo che non è un problema mio. Io devo già occuparmi di un sacco di cose!

(deglutisce)

Ho la macchina che deve passare il collaudo entro tre giorni, abbiamo ottocentocinquanta euro di bollette che scadono domani, il rubinetto che perde e, come se non bastasse, non so ancora dove prenderemo i soldi per le tasse... ho un mucchio di problemi, io, senza dover pensare anche al Darfur!

Finita l'ultima forchettata, Stefano manda giù un bicchiere di vino, poi si alza per posare il piatto e si sofferma a guardare una mensola della cucina. Scuote il capo e passa i polpastrelli sulla superficie di legno.

STEFANO

(a bassa voce)

Guarda che roba...

(di nuovo urlando)

Invece di pensare alla pulizia etnica, perché non provi a tenere pulita questa casa?!

CUT TO:

INT. APPARTAMENTO STEFANO (SALONE) - SERA

Laura continua a guardare la tv e, questa volta, non si degna neanche di rispondere alle proteste di Stefano, come se non l'avesse sentito.

Stefano si affaccia nel salotto con espressione bellicosa.

STEFANO

Ma mi hai sentito?!

Sullo schermo sta scorrendo un'immagine particolarmente cruenta e toccante. Laura ha le lacrime agli occhi. Stefano capisce che la donna non ha ascoltato neanche una parola e sbuffa ormai prossimo ad esplodere. Il suo sguardo si posa sullo schermo e subito assume un'espressione disgustata, fa marcia indietro e ritorna in cucina.

Cut TO:

INT. APPARTAMENTO STEFANO (cucina) - SERA

STEFANO

Cambia canale!!! Sto mangiando perdio! Così mi fai vomitare!

Stefano apre il frigorifero e prende una porzione di formaggio e insalata. Si risiede furibondo, trangugia dell'altro vino e poi aggredisce il piatto quasi fosse un nemico.

EFFETTO SONORO: la musica proveniente dall'altra stanza sale di volume e di drammaticità.

Incapace di tollerare oltre quella che gli sembra ormai un'aperta provocazione della moglie, Stefano finisce di mangiare frettolosamente, poi si alza bruscamente.

STEFANO

(avviandosi verso il salotto)

Mo' mi sono rotto le palle!

CUT TO:

INT. APPARTAMENTO STEFANO (salotto) - SERA

STEFANO

Ti ho detto di cambiare 'sto cazzo di canale!!!

La mdp indugia sul volto sconvolto di Stefano che guarda davanti a sé senza capire.

Il salotto appare adesso devastato, come se fosse stato teatro di un conflitto, e la qualità dell’immagina sgranata ci dà subito l’impressione di un cambio del registro narrativo. Come se, adesso, l’ambientazione stessa facesse parte del documentario.

Il televisore è ancora acceso, il volume altissimo. Sul divano, c'è un corpo contorto su cui si aprono ferite spaventose. Stefano resta a contemplare quel corpo attonito, ci mette qualche istante a capire che è sua moglie...

STEFANO

(mormorando incerto)

Laura?

La donna non emette neanche un suono. Il suo corpo è stato abbandonato in una posa innaturale, le braccia piegate secondo angoli impossibili, le gambe divaricate in modo quasi osceno, i cuscini ed il tappeto sono inzuppati di sangue... Gli occhi della donna, rivolti verso Stefano, sono spalancati in un'espressione in bilico tra lo stupito ed il terrorizzato.

Prima che Stefano possa accennare una qualsiasi reazione, una figura incappucciata si materializza dietro di lui colpendolo con violenza nella schiena con un manganello.

Stefano emette un urlo inarticolato e barcolla in avanti. Immediatamente altre due figure lo afferrano. I tre sconosciuti (vestiti come dei guerriglieri sudanesi), si affrettano ad immobilizzare Stefano con movimenti precisi, gli legano le braccia dietro la schiena e, sempre tempestandolo di colpi lo costringono ad inginocchiarsi davanti al televisore.

Quello che sembra il capo, si china verso Stefano, lo guarda con occhi spietati, ha un indecifrabile accento straniero.

PRIMO AGGRESSORE

(sussurrando)

Dove sono i ribelli?

Stefano lo guarda intontito, senza capire. Il primo aggressore fa un cenno ad uno degli altri due, che colpisce di nuovo Stefano, al volto, con un pugno.

PRIMO AGGRESSORE

(scandendo le parole)

Dove... sono... i... ribelli.

STEFANO

(balbettando)

Quali ribelli?

Il primo aggressore fa un altro cenno del capo e Stefano viene colpito nuovamente.

PRIMO AGGRESSORE

Sappiamo che lo sai...

STEFANO

(disperato)

Non so di cosa state parlando!

PRIMO AGGRESSORE

Sappiamo che lo sai!

I due complici riprendono a picchiare Stefano. Continuano per qualche secondo tempestandolo di colpi, poi ad un cenno del primo Aggressore, si fermano.

PRIMO AGGRESSORE

Se non vuoi fare la fine di tua moglie, farai bene a dirci tutto.

STEFANO

(piagnucolando)

Io non so niente, ve lo giuro!

Il primo aggressore lo colpisce ancora.

STEFANO

Ve lo giuro su Dio! Non so niente... ci dev'essere uno sbaglio.. Vi prego...

PRIMO AGGRESSORE

Come vuoi.

Il primo aggressore annuisce verso i complici che incominciano a spogliare rudemente Stefano, strappandogli la camicia ed i pantaloni con gesti brutali, aiutandosi con i coltelli.

STEFANO

(singhiozzando)

Oddio no! Come devo dirvelo che non so niente... vi prego... vipregoviprego!

Uno degli uomini prende una grossa batteria di camion da cui sporgono due cavi elettrici. Fa schioccare le due estremità producendo delle scintille.

STEFANO

Cosa... cosa volete farmi? Ho detto che non so niente!!!

Stefano comincia ad agitarsi urlando ma gli altri lo tengono fermo mentre i cavi elettrici si avvicinano. Quando la pelle entra in contatto con il cavo l'uomo emette un urlo disperato.

PRIMO AGGRESSORE

Dove sono i ribelli?

STEFANO

Lo giuro su Dio, non so di cosa state parlando, io mi chiamo Stefano Intreschi, faccio l’impiegato... non so niente di ribelli...

Seconda scossa. Altro urlo inarticolato.

PRIMO AGGRESSORE

Dove sono i ribelli!

Stefano boccheggia. Dalla bocca cola un rivolo di saliva misto a sangue.

STEFANO

Non lo so...

Terza scossa.

PRIMO AGGRESSORE

Dove sono i ribelli!

STEFANO

(spossato e semisvenuto)

Non lo so... cosa devo fare per convincervi? Ditemi che devo fare per farvi smettere?

PRIMO AGGRESSORE

Vuoi che smettiamo?

STEFANO

Si vi prego, per l'amor di Dio!

PRIMO AGGRESSORE

Se vuoi farci smettere un modo c'è...

Nello sguardo disperato e ottenebrato di Stefano si accende una speranza.

STEFANO

Farò qualunque cosa...

Il primo aggressore si fruga nella tasca del giaccone nero e ne trae un telecomando. Lo mette davanti agli occhi di Stefano, che non riesce neanche a capire di cosa si tratti.

PRIMO AGGRESSORE

Vuoi che smettiamo?

Il primo aggressore agita il telecomando davanti al volto tumefatto di Stefano.

PRIMO AGGRESSORE

Cambia canale!

STEFANO

Cosa?

PRIMO AGGRESSORE

(ridendo)

Cambia canale… se ci riesci!

Stefano sgrana gli occhi, solo ora capisce di non avere scampo mentre gli altri cominciano a ridere intorno a lui e l'immagine della stanza prende a roteare vorticosamente. Le parole dell'aggressore risuonano sempre più forti e distorte.

PRIMO AGGRESSORE

(la voce risuona distorta ed ossessiva sempre più distante e confusa)


Cambia Canale! Cambia canale!!! Cambia Canale!!!

Chiusura al nero con effetto di un televisore che si spegne.


FINE


mercoledì, 14 gennaio 2009

24-season-7-cast-photo-2

Quello che segue potrebbe avvenire (ma anche no) tra le 8:00 e le 9:00 a.m. di un giorno qualsiasi, nella gloriosa nazione chiamata America...e racconta la giornata tipo di un uomo che è diventato più di un mito... un ideale, un eroe, un'apoteosi... il suo nome è Jack Bauer!

Attenzione contiene spoiler sul primo episodio!!!

 

Sede della commissione senatoriale che sta investigando sulla violazione dei diritti dell'uomo da parte dell'ormai abolita (ed era anche ora) CTU (unità anti terrorismo).

 

SENATORE                                           

L'imputato dica il suo nome.

JACK

Jack Bauer.

SENATORE

Signor Bauer, non vedo il suo avvocato.

JACK

Le sembro il tipo che ha bisogno di un avvocato?

SENATORE

Beh... sarebbe il caso.

JACK (FIERO)

Non avevo un avvocato quando ho sgominato la cellula terroristica di Muad'dib... o quando ho salvato questa gloriosa Nazione dalla minaccia nucleare o quando ho salvato il culo del Presidente Palmer per ben due volte! Non avevo avvocato quando mi avete venduto al governo cinese per evitare un incidente diplomatico... io faccio tutto da solo, sempre, nel bene e nel male, perché sono l'unico, invincibile, ineguagliabile Jack Bauer! Quindi mi faccia pure le sue domande senatore, ed io darò le mie risposte a testa alta, come ho sempre fatto!

IL SENATORE GUARDA IL MEMBRO DELLA COMMISSIONE ALLA SUA DESTRA CON ARIA INCERTA, COME A CHIEDERE SE QUELLO CI FA O CI È... IL MEMBRO DELLA COMMISIONE SCROLLA LE SPALLE INVITANDOLO A CONTINUARE L'INTERROGATORIO.

SENATORE

Molto bene, allora mi dica chi e' Ibrahim Haddad?

JACK

Era un membro di una cellula terroristica dormiente... che si era svegliato.

SENATORE

Ed e' vero che avete trattenuto in cella il signor Haddad senza un giusto processo?  E che ha usato...  modalità di interrogatorio estreme su di lui, fino a quando non ha risposto alle sue domande?

JACK

Io avrei anche continuato, ma non c'era più tempo...

SENATORE (CON UNA CERTA GODURIA)

Quindi lo ammette? Signor Bauer, ha torturato il signor Haddad?

JACK

Beh... gli ho conficcato degli stuzzicadenti sotto le unghie... poi gli ho bagnato i piedi e li ho messi nel congelatore per mezz'ora mentre mandavo al massimo del volume le canzoni di Gigi D'Alessio...

SENATORE (INORRIDITO)

Ma è terribile!

JACK (IMPERTERRITO)

...e gli ho fatto mangiare 10 chili di fagioli messicani conditi con lassativo e calfort...

SENATORE

Signor Bauer! Non voglio sapere cosa gli ha fatto... voglio solo sapere se l'ha torturato, sì o no?

JACK

Ma guardi che è molto interessante perché i fagioli col lassativo...

SENATORE

Signor Bauer!

JACK (UN PO' DELUSO)

Ok, peccato perchè era una cosa davvero divertente, comunque... sì, l'ho torturato!

SENATORE

Signor Bauer, pensa davvero di essere al di sopra della legge?

JACK

No certo... ma i terroristi sì, loro lo pensano, e quindi io, anche se sono al di sotto della legge, per poterli fermare devo necessariamente mettermi al di sopra dei terroristi... (RIFLETTENDOCI) Direi che si tratta di un paradosso...

IL SENATORE GUARDA INTERROGATIVAMENTE IL MEMBRO DELLA COMMISSIONE ALLA SUA SINISTRA

MEMBRO DI SINISTRA

Più che paradosso, credo che stia facendo il paraculo...

JACK

Quando pensa a me, ai terroristi ed alla legge, dovrebbe immaginarci come una litografia di Escher...

Il senatore comincia a scartabellare freneticamente tra gli incartamenti

senatore (al membro di destra)

Chi è questo Escher? Perchè non è riportato in nessun rapporto?

Membro di sinistra

Credo si tratti di un grafico olandese...

SENATore (CON tono leggermente isterico)

E che c'entra con noi!?!?

membro di destra

Ho idea che Bauer ci stia coglionando...

membro di sinistra

Oppure è davvero un imbecille...

SENATORE

Come fa ad essere davvero così imbecille? Ha salvato il paese da gravi minacce terroristiche per ben sei volte! Deve fingere per forza!

INTANTo un gruppo di fieri agenti dell'FBI fanno il loro ingresso e si avviano speditamente verso la commissione.

RENEE

Sono l'agente renee Walker, abbiamo bisogno del signor Bauer

SENATORE (acido ed enfatico)

Credo dovrete mettervi in coda, il popolo americano lo vuole prima di voi...

RENEE (PORGENDOGLI UN FOGLIO)

Priorità Rossa Senatore...

SENATORE (leggendo e reprimendo una bestemmia)

Porc... va bene, ma lo rivoglio qui per domani!

RENEE

Non si preoccupi, in genere 24 ore sono più che sufficienti...

IL Gruppetto va via portando bauer con sé

AGENTE SENZA NOME PERChè tanto morirà molto presto (A RENEE)

Come hai fatto a farlo rilasciare?

RENEE

Gli ho dato una di quelle autorizzazioni che si scaricano da internet.

AGENTE SENZA NOME PERChè tanto morirà molto presto (A RENEE)

Certo che si trova proprio di tutto su internet...

Gli agenti si scambiano sorrisi scaltri e soddisfatti MENTRE ANCHE JACK NEL suo intimo è colpito dal modo di fare della donna.

jump cut:

Sede dell'FBI

Il gruppetto fa il suo ingresso. Tutti gli agenti presenti guardano jack bauer con la stessa attenzione di un gruppo di bimbi in visita allo zoo.

SEAN (ANDANDOGLI INCONTRO)

Salve, io sono Sean Hillinger, il sarcastico...

Janis

Ed io Janis Gold, quella senza senso dell'umorismo, ma molto efficiente...

Renee

A proposito, non ci siamo presentati, io sono l'unica donna che ti capisce davvero e con cui potrai mai empatizzare, nascondo un trauma terribile che sveleremo solo tra 4 o 5 episodi, ma ti sosterrò fino alla morte e tu ti stai già innamorando di me... anche perché sono decisamente fica.

larry (Impettito)

Ed io sono l'agente Larry Moss, a capo di quest'ufficio. Sono l'agente tutto d'un pezzo e ligio alle regole che però, al momento della resa dei conti, sarà pronto a fottersene per darti il suo appoggio e permetterti di salvare l'America per la settima volta. Ed anche se amo Renee, ti salverò la vita pur sapendo che te la tromberai alla faccia mia, per il bene della nazione...

Jack (pratico)

Bene io sono Jack, ora che ci siamo presentati... chi devo torturare?

Renee

Non aver fretta, siamo ancora lontani dal cliff. Vieni che ti mostro una cosa....

Renee trascina Jack per una mano in una stanzetta isolata. Jack sorride pregustando una scena di torrido sesso, ma lei non lo caca più di tanto e va al computer.

Renee

Questo è il nostro nemico...

jack si sporge verso il monitor, poi arretra impallidendo.

stacco su:

il monitor mostra il volto di Toni Almeida.

jack (sconvolto)

Non ci posso credere... dove avete preso questa ripresa?

Renee

Era in un filmato, su Youtube.

Jack (meravigliato)

Ci si trova proprio di tutto su internet,,,

Renee

Almeida vuole distruggere gli Stati Uniti, solo tu puoi aiutarci a fermarlo...

Jack

Non è possibile Almeida è morto! L'ho visto morire con i miei occhi!

Renee

E allora? Anche tu sei morto una volta... eppure eccoti qui.

Jack

Che c'entra, quella era una messinscena...

Subito dopo averlo detto Jack si blocca con lo sguardo fisso, come se stesse realizzando...

Jack

Ohhhhhhh!

Renee gli sorride

Jack

Ohhhhhhhhhhhhhhhhhhhh!

Renee

Capito?

Jack

No, ma non c'è tempo, risolveremo questo enigma più tardi.

Renee

Allora ci aiuterai?

Jack

Non sono operativo, ma non sarebbe la prima volta che salvo il mondo pur senza esserne autorizzato...

Renee (prendendolo per un braccio ed avviandosi)

Molto bene abbiamo un solo indizio, un tal Schector...

jack

Lo conosco, è un osso duro...

Larry (parandosi davanti ai due)

Quindi?

Jack

Quindi non c'è tempo per seguire la prassi con lui, ogni minuto è prezioso...

Renee (Risoluta)

Ok andiamo!

Larry (a renee, prendendola per un braccio)

Renee aspetta! Noi non siamo come lui, noi siamo dell'FBI, noi seguiamo le regole, noi non torturiamo...

intanto jack si pulisce con noncurante indolenza le unghie usando un machete.

 

Renee

Non preoccuparti Larry, lo so, userò Jack solo come spauracchio per intimorire il testimone, ma non torcerà un capello a nessuno!

LARRY

Sicura? Guardalo, guarda il suo occhio porcino e crudele! Riuscirai a tenere a bada una tale bestia assetata di sangue?

Renee guarda jack che si sta scaccolando il naso, sempre col machete, mentre con l'altra mano gioca con una granata a frammentazione.

Renee

Fidati... non gli permetterò di sfiorare Schector neanche con un dito!

Jump cut:

 

Casa di Schector

Jack si trova a cavalcioni di Schector e gli tiene la testa premuta contro il pavimento mentre, con la mano libera, minaccia di infilargli una biro nell'orecchio.

Renee, a due passi, guarda con approvazione.

 

Jack

Parlerai?!

Schector

Parleròòòòòòòòò

Prima che possa parlare Schector viene crivellato di colpi da un cecchino nascosto sul palazzo di fronte.

Renee e Jack cercano riparo allontanandosi dallo specchio della finestra mentre il telefono sul tavolino comincia a squillare.

Dopo un'esitazione Jack risponde.

Jack

Pronto?

Toni (Voice off)

Pronto?

Jack

Toni?

Toni (Voice off)

Jack?

Jack

Toni sei tu?

Toni (voice off)

Jack.... o ...lta ...anne ... uori!

JacK (perplesso)

Come?

Toni (voice off)

Non c'è ...nte ...are per ...armi!

Jack

Che hai detto, non capisco?

Toni (voice off)

Non ...è ...campo...

Jack

Campo? Quale campo?  Quello di prigionia da cui evademmo in Birmania?

TONI (Voice off)

No.

Jack

Quello dei terroristi Ceceni?

Toni (voice off)

...o ...zzz... mpo ... ghf ... irai... pap... satan ... aleppe!

LA comunicazione si interrompe e Jack guarda la cornetta con enorme frUstrazione

Jack

Maledizione, è caduta la linea!

Renee

Ed ora?

Jack (scuotendo il capo)

Non lo so. Ma se Toni è contro di noi non ce la possiamo fare. Lui conosce il mio modo di operare, sarà sempre un passo avanti a me, avrà pianificato ogni cosa nei minimi dettagli...

Renee

Quindi che facciamo?

Jack

Tu non lo so, ma io vorrei tornare al mio processo se fosse possibile...

Dal volto grave di jack e quello stranito di renee, dissolvi sull'orologio che scandisce l'ora...

 

tic tac... tic!!!

 

END primo episodio

postato da: lapidario alle ore 19:53 | Permalink | commenti (4)
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domenica, 11 gennaio 2009

NOTA BENE: fatti e riferimenti a persone realmente esistenti non sono del tutto casuali, ma sono sicuramente romanzati e rielaborati secondo l'ispirazione del momento e l'uso  smodato di alcolici...


Ci ho messo 5 ore per scegliere il vestito.

Prima ero troppo sexy, sembrava volessi riconquistarlo, poi ero troppo casual, sembrava mi fossi lasciata andare fino a perdere gli ultimi rimasugli di femminilità. Ho provato varie formule, per così dire, intermedie e facevo schifo perché non ero né carne né pesce... alla fine ho recuperato il vestitino iniziale anche perché, cazzo, è pur sempre un veglione di capodanno; ma ho sostituito le calze e le scarpe da escort di lusso con qualcosa di più sobrio e, pur se con un minimo di rimpianto, ho rinunciato al push up, che faceva sempre la sua porca figura.

Trucco... poco e sapiente, più per occultare le magagne che per evidenziare qualcosa. Non che ci sia tanto da evidenziare poi... anche se, devo dire, i miei occhi sono pur sempre di un verde stupendo.

Mi guardo allo specchio e vorrei rifare tutto daccapo, ma ormai è tardi: non mi va di arrivare per ultima, qualcuno potrebbe pensare che voglio mettermi in mostra.

Comunque sono già completamente spossata e non sono ancora neanche uscita di casa. Perché ci vado? Mi chiedo poi. E non sono l'unica a chiederselo... me l'ha chiesto anche mia madre. Non ho saputo cosa dirle, ovviamente, quindi mi sono limitata a scappare nell'altra stanza farfugliando “devo andare e basta!”

Che poi è la verità. Devo andare e basta... è una questione di principio... e di solitudine.

Cioè... io avevo cinque semplicissimi punti fermi nella mia vita: Giovanni, il mio ragazzo. E i fantastici quattro: Clelia, Alberto, Leo e Angela, i miei amici storici, quelli con cui ho condiviso 5 anni di forum (lo so, lo so non dite niente è terribile ma è così, gli amici li ho raccattati in un forum) e di vita e di parole e di fissazioni, di concerti, di libri... i miei amici insomma. Quelli di cui, tanto per essere precisi, Giovanni era anche un po' geloso, e che considerava mezzi sfigati (sempre per la faccenda del forum è ovvio)... uso il passato perché poi, quando mi ha lasciato non è stato più geloso ed i miei amici hanno smesso di essere sfigati e sono diventati anche i suoi amici.

Mai capito perché.

Voglio dire, lui ce li aveva i suoi amici, no? Ed anche tanti, mica come me che sono sociopatica e ne ho solo 4. Lui ne aveva dozzine di amici quindi, mi chiedo, che bisogno aveva di prendersi anche i miei? Pura ingordigia? Boh?

E comunque, all'inizio, visto che sono poetica e cretina, mi sono detta che non era necessariamente una cosa brutta, anzi... che Giovanni, in pratica, pur scegliendo di lasciarmi, aveva voluto mantenere un legame intatto tra me e lui, attraverso gli amici comuni, che era un suo modo per dirmi che anche se non mi amava più, non voleva perdermi per sempre. Un gesto di dolce sensibilità, in pratica. Sì... sensibilità 'sticazzi!

Nella sostanza, questo non perdersi si è concretizzato in Giovanni che ha cominciato a comparire ai vari compleanni e alle uscite di gruppo con i miei amici con una frequenza allarmante. Sempre lì, puntualissimo, mai che dovesse mancare una volta, eh?! Con quella sua aria finta imbarazzata di chi c'è quasi per caso, e che, sempre guarda caso, non è solo... perché Giovanni, chi l'avrebbe detto, ha trovato quasi subito la sua vera anima gemella, mentre io sono ancora sola.

Però, come dice giustamente Clelia, sono pure io che mi ci fisso su queste cose. E che diamine! La vita continua, va avanti, si cresce, ci si evolve, mica posso stare sempre lì a rimuginare sul fatto che per tutti i 7 anni in cui siamo stati insieme, Giovanni ha sempre detto di non sentirsi pronto per “le cose serie” e che una convivenza non era assolutamente proponibile... ma due mesi dopo avermi lasciato è andato per l'appunto a convivere con quella grandissima troia della sua nuova ragazza che, per carità, non mi ha fatto niente, ma la odio lo stesso con tutte le mie forze non fosse altro per il fatto che si chiama Sabrina, proprio come la protagonista del mio film preferito e che quindi mi ha tolto anche il piacere di rivedermelo da sola sul divano perché, ogni volta che sento nominare quel nome, mi si torce lo stomaco.

E poi, dice sempre Clelia, sono anche passati quasi due anni ormai. Basta vivere nel passato.

Ecco perchè devo andarci, a questo dannato capodanno.

Perchè ho finalmente voltato pagina e posso festeggiare l'hanno nuovo serenamente, anche se ci sono Giovanni e Sabrina. E anche perché l'unico invito per capodanno me l'ha fatto Clelia, bontà sua.

Dopo aver invitato Giovanni e Sabrina s'intende...

Me la ricordo la telefonata, è andata più o meno così: ciao Fiorella sono Clelia... come stai, bla bla, sì anche io e poi bla bla... sì per capodanno stavamo organizzando da me, bla bla bla, ma naturalmente tu sei dei nostri, no?

Ed io: ma certo che sono dei vostri, bla bla, è una tradizione ormai... come fareste senza il mio zampone con lenticchie, bla bla...

E Clelia assume quel tono particolare, quello venato dell'imbarazzo tipico di quelle persone che stanno per darti una tranvata. Una specie di preallarme, in modo che tu lo sappia che sta per arrivarti qualcosa di spiacevole addosso prima ancora che le parole formino il concetto temuto. E mi fa: ah! A proposito... mica è un problema se viene anche Giovanni vero? Perché gliel'abbiamo già detto.

Ed io pronta: no ma che problema c'è? Ed intanto mi domando che me lo si chiede a fare, adesso. Se c'era il dubbio che potesse crearmi problemi, perché non chiedermelo prima? Se sono la tua amichetta del cuore, scusa, prima inviti me, mi chiedi se è tutto ok, e poi lo dici a lui! Non così, al contrario, perché suona tanto come un se ti rode chissenefotte, stai a casa perché a noi interessa più che venga Giovanni, anche se ha ricevuto inviti al altri 15 veglioni...

Ma forse sono io che sono fatta male e che penso in modo contorto. Anzi sarà sicuramente così.

E così eccomi pronta, carica delle migliori intenzioni per far sì che sia una serata divertente e, soprattutto, priva di tensioni e vecchi rancori che possano venire a galla ed inquinare il cenone.

Il primo momento di vero panico arriva nell'ascensore.

Sono lì con un enorme vassoio di cotechino e lenticchie che oscilla pericolosamente (anche perché sui tacchi non ci so camminare) ed armeggio goffamente con la porta e col pulsante del piano, rischiando di far finire tutto a terra. Lo vedo, ovviamente, come un presagio. Ma me ne frego perchè ho attraversato mezza città da sola per esserci. Gli altri anni s'era sempre offerto qualcuno di venire a prendermi, quest'anno stranamente erano tutti incasinati... che sia un altro presagio, o solo l'accenno di un sommesso disinteresse, chissà?

Ma ora sono qui. Ho preso anche la metro vincendo ogni remora claustrofobica, visto? Sto superando le mie paure, posso superare anche Giovanni e la sua fidanzata! Posso iniziare il nuovo anno liberandomi delle vecchie zavorre e spiccare il volo verso un 2009 da sogno... sì sì, ne sono sicura e quindi, pigio il pulsante del piano col gomito.

Ormai non si torna indietro.

Per i primi venti minuti della serata, riesco davvero a crederci che sarà così. Mi sento quasi leggera. Ad un certo punto mi convinco addirittura che i miei quattro amici del cuore siano esattamente gli stessi di qualche anno fa, e che sia stata io, sprofondata nella mia crisi di autocommiserazione rosicatoria, ad aver voluto ostinatamente vedere i segnali del loro disinteresse in una serie di inezie che avevano, nella realtà, tutt'altre giustificazioni.

Quasi quasi sarei tentata di rimproverarmi da sola per avere permesso alle mie paranoie di rovinare il bel rapporto che avevo con loro. Ed intanto bevo distrattamente del vino rosso, anche per darmi un tono, visto che non mi parla nessuno.

Poi arriva Giovanni e comincio a pensare che, alla fin fine, venire lì non sia stata poi questa grande idea.

Perché, quando ce l'ho vicino, mi viene spontaneo di toccarlo, capite?

Non che sia questa bellezza irresistibile, intendiamoci. Giovanni è un tipo passabile, tutto lì.

Ma è stato il mio tipo passabile per sette anni? Era il mio Giovanni, quello che sfioravo con la mano, e col quale scambiavo occhiate complici quando arrivava uno vestito come il tipo che adesso sta armeggiando con lo stereo, che sembra uscito da Miami Vice con con quella giacca rosa inguardabile. Per non parlare delle basette, ma chi gliel'ha progettate un architetto ubriaco o un geometra pentito? Ecco, uno così è il classico tipo da mezzo sorriso ammiccante e sguardo complice scambiato di sottecchi con Giovanni, che non sarà bellissimo, ma ha sempre saputo vestirsi con gusto. E non c'era neanche bisogno di parlare su queste cose, ci capivamo al volo, quando ancora potevo ammiccare guardandolo negli occhi...

Adesso non posso più, e mi bevo un altro bicchiere di vino, porca zozza!

Ogni tanto mi sembra che Alberto guardi verso di me con aria preoccupata e non mi è ben chiaro se la sua preoccupazione sia per quanto sto bevendo o per la presenza di Giovanni... vorrei chiederglielo, ma ho come l'impressione che la prenderebbe come una domanda provocatoria. Alberto nell'ultimo periodo è diventato molto sensibile e quasi tutto quel che faccio o dico lo prende come provocatorio, altrimenti non mi avrebbe rinfacciato di essermi chiusa e di aver respinto la sua amicizia...

Insomma. Stavo male, ero sola e non volevo attaccare il pippone della sfigata abbandonata... o meglio, volevo disperatamente attaccare il pippone della sfigata abbandonata, ma aspettavo almeno un minimo segnale da parte sua prima di iniziare, Chessò, qualcosa di banalissimo tipo una telefonata per chiedermi: come stai?

A quel punto, hai voglia... l'avrei sommerso di chiacchiere piagnucolose per almeno un paio di mesi. Ma visto che lui quella telefonata non me l'ha mai fatta, mi sono tenuta dentro tutto quel mare agitato di malessere nauseante senza rendermi conto che stavo mancando di sensibilità nei suoi confronti... e lui giustamente s'è offeso, eccheccazzo, lo capisco, poverino.

Vabbè dai, ma la serata poteva andare anche peggio. Sto reggendo bene la botta, mi sembra. Così dimostro anche ad Angela che i suoi timori erano infondati quando ha buttato giù casualmente quel: “che poi se non te la dovessi sentire di passare il capodanno con noi, ci può stare... nessuno ti rimproverebbe per questo...”. Carina a preoccuparsi così tanto per me, l'ho sempre detto che è la più sensibile del gruppo. Ma no, ce la faccio benissimo, vedi? Mi sto divertendo alla grande mentre conto le mattonelle che vanno dalla finestra al muro di fronte.

Poi, lo stronzo con la giacca rosa, perchè può essere solo uno stronzo, è evidente, mette “Ma quanto tempo e ancora” di Biagio Antonacci. Io mi volto a guardarlo come se mi avesse schiaffeggiato, lui sorride come un ebete perché tanto non ha capito un cazzo, ed annuisce soddisfatto della scelta musicale, ignorando il fatto che avrei voglia di fargli ingoiare lo stereo con tutte le casse.

Giovanni si sta servendo al tavolo del buffet ed, inevitabilmente, incrociamo gli sguardi.

A questo punto devo parlargli per forza, mi pare logico.

Mica posso fare la parte di quella che c'ha ancora delle cose in sospeso... dei sentimenti insoluti!

Io sto bene, è bene che sia chiaro a tutti.

Così barcollo verso di lui.

Ciao... dico stando attentissima all'intonazione, che in questi casi è tutto.

Ciao risponde lui con un'intonazione del cazzo.

Bella serata no? Faccio io cercando di non guardarlo troppo.

Già, fa lui bevendo l'aranciata sul cotechino, ma si può?

E poiché lo sguardo lo sto facendo vagare, per non sembrare che voglio chissà che, lo sguardo si posa sulla sua mano e sulla fedina – un po' grossa per verità, cioè vuoi farti la fedina, va bene, ma un minimo di buon gusto, no? - che lui ha messo al dito.

Uh hai fatto la fedina, dico con sincera sorpresa, che bellina, eh... ma state davvero bene insieme, pensate di sposarvi prima o poi?

Lui barcolla. Mi fa anche spaventare un po' e penso “ 'cazzo avrò detto mai? Ho fatto una gaffe? Vuoi vedere che ho fatto una gaffe?! Mio dio ti prego, fa che non abbia fatto una gaffe!!!

Anche Clelia si sta avvicinando perché lei un po' ce l'ha quest'istinto, cioè, se ne accorge quando le cose stanno per andare davvero di merda.

Ed io intanto, prendo un piatto e comincio a metterci del cotechino con le lenticchie, tanto per fare qualcosa e non starmene lì con le mani in mano come un'idiota.

E finalmente, dopo mezzo secolo, Giovanni parla.

Meglio se stava zitto, però, perché dice qualcosa che suona più o meno come: no è che, cioè, non è una fedina quella...

A quel punto io, invece di lasciar cadere la conversazione ed andarmene, metto altre due fette di cotechino nel piatto e glielo chiedo, imbecille che non sono altro, invece di cucirmi la bocca, glielo chiedo, ebete rincoglionita, anche se lo so che non dovrei farlo, che dovrei tenere la boccaccia chiusa come una saracinesca saldata al pavimento, la apro invece per dire: ah! E che cos'è?!

Lui guarda ovunque. Dal soffitto al pavimento, dall'alpi alle piramidi e con tono molto basso questo devo concederglielo, sussurra che è una fede.

Io non parlo. Ma lui quel silenzio deve scambiarlo per il desiderio di approfondire perchè aggiunge che sì, è stata una cosa fatta un po' in sordina, seguendo un impulso, quindi non l'ha detto quasi a nessuno, neanche a Marcello.

Marcello è il suo migliore amico.

Caspita! Dico io. E dovrei andarmene, lo so! Non sto bene, questa cosa del matrimonio non me l'aspettavo e mi ha scombussolato, ma non sono sicurissima delle gambe, quindi resto ad aggiungere una mestolata di lenticchie ed a chiedere: e chi c'era?

Solo Clelia, Alberto, Leo ed Angela.

Lo guardo, proprio negli occhi questa volta: “Ma chi, i miei Clelia, Alberto, Leo ed Angela?

Lo dico con una certa enfasi in modo che si capisca che quel “miei” è molto possessivo, perché non ci siano fraintendimenti insomma.

Lui balbetta qualcosa del tipo, erano gli unici a cui si è sentito di dirlo... poi va via dando origine alla più drammatica ritirata dopo quella di Russia. Solo che lì Napoleone s'era giocato un impero, qui c'è roba molto meno importante in ballo.

Lui va, e Clelia mi si affianca con aria, come dire, preoccupata e colpevole.

No sai... dice, noi aspettavamo l'occasione giusta per dirtelo...

Che carini!? Loro si preoccupavano per me, ecco perché sono andati al matrimonio del mio ex senza dirmi niente, per non ferirmi! Ovvio, no?

Sapevo che erano ancora i miei amici del cuore.

Ma no figurati... è tutto a posto. Le rispondo ingollando una forchettata gigantesca di lenticchie in modo che sia chiaro che se non dico nient'altro è perché sono una persona educata e non parlo a bocca piena, non perché non ho niente da dire.

Vado in un angolo, dalla parte opposta a quella di Giovanni, che intanto sta dicendo qualcosa ad Alberto e tra tutti e due, bisogna dirlo, stanno facendo un gran gesticolare, ma a me non importa io ho altro a cui pensare. Abbasso lo sguardo sul mio piatto, e mi rendo conto che tra una cosa e l'altra, mentre cercavo di non svenire, c'ho messo dentro cotechino e lenticchie per un reggimento di alpini.

Ma tanto meglio. Così posso passare tutto il tempo che mi separa dalla mezzanotte a mangiare, senza essere costretta a parlare di niente con nessuno.

Mangio anche con una certa voracità... mentre il cervello è così sovraccarico di pensieri da cessare quasi ogni attività. Cioè i miei amici, i MIEI amici, sono andati al matrimonio del MIO Giovanni, che però si stava sposando con un'altra e poi, loro, non mi hanno detto niente, e... Gesù, che capodanno di merda!

Mi verrebbe anche da piangere, ma poi che figura farei? Non posso mica crollare così, davanti a tutti. E quindi ingollo cotechino e lenticchie che, se non altro, dovrebbero portare soldi. Visto mai che gennaio iniziasse con una bella proposta di lavoro?

Mastico poco, ingoio molto.

E che sarà mai? Cioè, in questa stramaledetta serata ho mandato giù ben altro. Il cotechino al confronto non è nulla.

Mangio e un po' piango mi sa. Perché con tutta la buona volontà, nonostante tutti i miei buoni propositi, non ce la faccio a restare impassibile. Non ce la faccio! Porca miseria, è inutile che mi lanciate quelle occhiate allarmate, vorrei vedere voi al mio posto, cazzoni che non siete altro. Che poi... ci voleva quest'arco di scienza per immaginare che la cosa sarebbe venuta fuori, non era meglio venirmi a trovare a casa, qualche giorno prima? È vero che non abito vicino, ma sono io quella che sta a piedi, voi la macchina ce l'avete tutti e quattro!

Comunque, non lo so se ce la faccio a fare la mezzanotte, quasi quasi chiamo un taxi...

Mentre sto andando dentro, verso il cappotto... intercetto Alberto e Clelia.

Senti Fiorella... lo sappiamo come stai...

Eh no scusate, voi non sapete un cazzo! Penso, ma reputo più dignitoso dire che sto bene.

Noi, volevamo dirtelo, davvero, ma abbiamo pensato che non eri ancora pronta... e, diciamo la verità per te era meglio non sapere, non l'avresti mai digerita 'sta cosa.

No è vero, non l'avrei digerita. Come non digerirò mai il cotechino e le lenticchie che ho forsennatamente ingoiato poco fa, tant'è che, senza una parola, mi protendo improvvisamente in avanti e vomito tutto sui piedi di Alberto.

Lui non ha neanche il tempo di scansarsi, si limita a guardarmi inorridito. Probabilmente, più tardi, avrà modo di attribuire anche questo alla mia mancanza di sensibilità.

Molto più tardi, però, perché ce ne vorrà per pulire quelle scarpe.

Mi asciugo la bocca con un tovagliolo e chiedo scusa, a tutti.

Clelia vorrebbe dire qualcosa lo so. E se sta zitta non è per cattiveria o per disinteresse, è che proprio non sa cosa dire, ma almeno il suo sguardo sembra sinceramente dispiaciuto e forse ha cominciato a rendersi conto di quanto è stata stronza.

A me, comunque, non importa. Voglio andare a casa.

Ma dove vai guarda che qui tra poco sparano...

Effettivamente è quasi mezzanotte. Ma tant'è... se fossi nata nella striscia di Gaza correrei questo rischio tutti i giorni, non solo a capodanno, quindi vado...

Mentre mi avvio a piedi, verso casa, cominciano a sparare. Ci sarebbe quasi da aver paura, ma non me ne fotte proprio. Sparino pure, anzi, sparo anch'io, c'ho qui in tasca un bellissimo petardo che avevo portato per l'occasione...

Davanti a me c'è un'auto eroicamente parcheggiata in aperta sfida alla follia dinamitarda dei festeggiamenti.

La riconoscerei dovunque perché è quella in cui ho fatto l'amore per l'ultima volta con Giovanni. Mi chiedo se ci scopi anche con la mogliettina, o se loro due lo facciano solo a casa e in albergo. Magari lei, che è così perbenino, certe cose in macchina non le fa.

Che le faccia o no, quella è l'auto in cui ho fatto le mie performance migliori, e se proprio non posso riprendermi Giovanni... cavolo, è capodanno no?

Prendo un sasso, sfondo il finestrino, accendo il petardo, lo butto dentro... e vaffanculo!

Mentre mi allontano vedo che la tappezzeria del sedile ha preso fuoco.

Peccato, Giovanni l'adorava quell'auto, però, ormai aveva più di sette anni, e che cavolo, così avrà un motivo in più per cominciare l'anno rinnovandosi.

Io di certo dovrò farlo...

postato da: lapidario alle ore 21:58 | Permalink | commenti (2)
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venerdì, 09 gennaio 2009

La prima volta che vidi Winston Tinckett fu nel vecchio Saloon di Leroy Brown, giù a Tucson.

Winston stava suonando un pianoforte sgangherato con quel suo sorriso da ebete, mentre gli altri fumavano, chiacchieravano e bevevano nella chiassosa atmosfera del locale. Era una cosa che sapeva fare molto bene Winston... sorridere come un ebete, intendo... perchè il pianoforte, a dire il vero, lo suonava davvero uno schifo, ma credo fosse inevitabile con quelle mani callose da minatore che si ritrovava. Non che abbia niente contro i minatori, intendiamoci, è che se hai delle mani come badili non ci puoi suonare il pianoforte, mi sembra ovvio!

Comunque, per farla breve, la prima volta che vidi Wilson Trinkell ( o Winston Tinckett, non ho mai capito quale fosse esattamente il suo nome, se devo essere sincero ) fu il giorno che ancora oggi viene chiamato da tutti “il Giorno della Grande Sfida”, quando, per intenderci, quelli del ranch WC barrato se la presero con gli uomini del vecchio Ballantine. Grand'uomo il vecchio Ballantine... si dice avesse più di 100 anni, e di certo quella vecchia scorza avrebbe campato altri 10 o 20 anni se non fosse stato per Jason Dillinbrock e la sua fottuta sei colpi!

C'è da dire che era una signora 6 colpi la colt di Jason Dillinbrock, col calcio in madreperla e la canna lucida come argento. Uno spettacolo, sissignore. Fu la seconda cosa che notai appena entrato nel Saloon, subito dopo Wirton Tickenn al pianoforte... ( o Wilson o Winston... bisogna dire che aveva un nome ben strano quel sacripante ) comunque, come entrai, vidi lui col suo sorriso ebete che faceva finta di suonare il pianoforte, e bisogna dire che ci riusciva davvero bene... a fingere di suonare, intendo, perché sorridere gli veniva davvero male, visto che lo faceva sembrare un ebete. Ma come fingeva di suonare perdio! Il suono no, quello faceva pena, per forza, con quelle mani da minatore, ma aveva l'aria di un concertista diavolo d'un Worston ( o Wilson o Winston ), a parte il sorriso da ebete, naturalmente.

E comunque vidi lui, al pianoforte, e subito dopo vidi la pistola di Jason, col calcio di madreperla che gli spuntava dalla fondina. Che spettacolo ragazzi! Si dice che gliel'avesse regalata un vecchio pistolero, a Dodge City. Altri dicevano che gliel'avesse vinta a poker con una mano dannatamente fortunata... tre re e tre donne, mentre l'altro aveva solo un tris d'assi. Comunque, vinta o regalata che fosse, era davvero una pistola fantastica quella sei colpi. Così andai al bancone del bar e gli offrii da bere, a Jason Dillinbrock ovviamente, non alla sua pistola. Ci mettemmo a bere quello strizzabudella che servivano nel Saloon... niente di che, intendiamoci... ma dopo che hai attraversato 50 miglia di fottuto deserto anche quello ti sembra un nettare divino, anche se si diceva che il barista, Johnny Mustang lo distillasse personalmente nel seminterrato, usando ogni genere di porcheria per risparmiare. E mentre bevevamo quella robaccia Jason mi raccontò che lavorava per il ranch WC barrato, e fu proprio lui che mi fece notare la mani enormi di Wolton ( o Worston, o Wilson, o Winston, a volte mi chiedo se riuscirò mai a ricordarmi quel maledetto nome ) e nessuno di noi riusciva a capire come mai non l'avessero ancora mandato via a calci in culo. Voglio dire, suonava davvero male con quelle manone callose! Pestava i tasti del pianoforte come un martello sissignore, proprio come un martello... e poi quel sorriso da ebete! Ma Jason mi fece notare una cosa, che non dimenticherò mai finchè campo. Lui buttò giù una sorsata di strizzabudella, emise uno strano rumore con la bocca che non si capiva se era di apprezzamento o di disgusto, ma probabilmente tutt'e due le cose, e mi fece: - è lo sguardo! -.

Io mi girai verso Wurfag, Wolton, Worston, Wilson o Winston e guardai lo sguardo. Ed ecco lo sguardo era quello di uno che ci credeva davvero in quello che stava facendo. E, se beccavi quegli occhi, con quell'espressione a metà tra l'ispirato e l'esaltato, ti dimenticavi del sorriso ebete e perfino di quelle mani che, detto tra noi, erano davvero enormi... e pensavi “Cristo d'un Dio, ecco un pianista coi controcazzi!” anche se poi, in realtà, suonava da far schifo.

E fu questo che mi spiegò quel giorno Jason mentre chiedevo se potevo tenere in mano la sua colt... mi spiegò che non importa se sai fare una cosa oppure no... l'importante è che tu ci creda davvero, e se lo fai, se ci credi così tanto da imbrogliare anche te stesso, allora è fatta, perchè fregherai anche tutti quanti gli altri!

Non era un fesso Jason, questo bisogna dirlo.

Voglio dire, era cresciuto in Arizona in una capanna di vaccari e non era mai andato a scuola neanche un giorno della sua fottutissima vita. Aveva vissuto per 30 dei suoi 35 anni in mezzo a vacche e merda di vacca... ma era depositario di quella saggezza che impari stando a contatto con le piccole cose ed imparando a non pestare le cacate della mandria, che devono essere davvero un mucchio.

Ecco che tipo era Jason, a differenza di Wilton, che era cresciuto in una grande fattoria, in Virginia ed aveva i modi di un damerino. Si diceva che suo padre possedesse mezzo stato e fosse l'uomo più ricco degli Stati uniti, e che lui avesse studiato con i migliori maestri privati... anche se non lo si sarebbe mai detto a giudicare da quelle enormi e callose mani da minatore. Del resto che fosse un damerino lo si vedeva dal sorriso... solo i damerini sanno sfoggiare quei sorrisi idioti senza sembrare davvero degli imbecilli... e lui lo era senz'altro, imbecille intendo, perché se sei il figlio dell'uomo più ricco del paese non te ne vai a suonare il pianoforte nel più maleodorante Saloon di Tucson, no?

Comunque a modo suo sembrava uno contento... Jason, anche se lui questa cosa dello sguardo convinto non era mai riuscito ad impararla ed ogni volta che ci provava assumeva un'espressione da coglione e tutti lo prendevano per il culo. Ed era anche generoso, Jason, perché quando gli chiesi di farmi vedere la sua preziosa 6 colpi col calcio in madreperla, non batté ciglio lui, la sfilò dalla fondina e me la diede... e fu solo un maledetto incidente se nel prenderla partì il colpo che uccise il vecchio Ballantine...

Ora, dovete capire, che anche se quello era il più maleodorante Saloon di Tucson, era anche l'unico Saloon della città, all'epoca... e ci saranno stati 20 o 30 uomini di ballantine, lì dentro, che come il loro vecchio tirò le cuoia, preso in piena fronte, se non è sfiga questa! Come tirò le cuoia, dicevo, misero mano ai ferri per fare la festa all'assassino. Ecco perché mi affrettai a restituire la pistola col calcio di madreperla a Jason. E lui, per carità, era un bravissimo ragazzo quel Jason, ma gli mancavano i riflessi, perché invece di rinfoderarla subito, restò lì impalato con quella fottuta sei colpi ancora fumante in mano.

Lo crivellarono di colpi, Jason... proprio mentre cercava di indicarmi con l'indice della mano sinistra. Ricordo ancora la sua espressione a metà tra lo stupefatto e l'incazzato, e mi spiace di non essere riuscito a chiedergli scusa... ma mentre moriva, i suoi compari del Ranch WC barrato avevano messo mano anche loro all'artiglieria e in quel Saloon non si capiva più niente, quindi ritenni più opportuno cercare di svignarmela, non so se capite...

E proprio mentre cercavo di raggiungere l'uscita, con i proiettili che fioccavano intorno a me, quel bastardo del barman mi indicò dicendo a tutti che ero stato io, proprio prima che un proiettile vagante gli spaccasse il cuore.

Improvvisamente nel locale calò il silenzio. Se si eccettua il suono del pianoforte, perché una cosa bisogna dirla, anche se quel Wolton ( o come diavolo si chiamava ) suonava da far schifo, una volta che aveva cominciato non lo smuovevi più, nemmeno con le pistolettate. Comunque c'era lui, che suonava, e tutti gli altri, quelli ancora vivi, intendo, che guardavano me... e non sembravano molto ben disposti... così, incassai la testa tra le spalle, e filai, coi proiettili che mi fischiavano intorno. E l'ultima cosa che vidi, mentre me la davo a gambe, fu Wonton Trickest, chino sul pianoforte crivellato di colpi, con quelle manone da minatore sollevate, il sorriso da ebete, e lo sguardo concentrato ed ispirato.

In effetti, la prima volta che vidi Winter Brackett fu anche l'ultima, perché non sono più tornato in quel Saloon di merda.

Ora che ci penso, forse si chiamava Wernon...

postato da: lapidario alle ore 18:28 | Permalink | commenti (2)
categoria:racconti, blog, umorismo, narrativa
lunedì, 29 dicembre 2008

Daniela è appena arrivata. Sara la stava aspettando piuttosto irrequieta sul divano e la invita subito a sedersi accanto a lei.

    « L’ho visto! » annuncia faticando a contenere l’entusiasmo.

    « Dai racconta! » le fa l’amica « com’è stato? »

twilight-7167Daniela fatica a rispondere. Un insieme di emozioni contrastanti la sommerge azzerando momentaneamente la sua capacità di verbalizzare in modo comprensibile un qualsiasi concetto. Sospira stringendo le spalle e sfoderando un sorriso compiaciuto.

    « Allora? » le chiede Sara sempre più impaziente.

    « E’ stato… è stato… oh Sara, è stato semplicemente meraviglioso! » annuncia finalmente Daniela. Poi si sporge verso l’amica protendendo l’avambraccio: « guarda, ho ancora la pelle d’oca! »

    « Accidenti! » sbotta Sara con un minimo di rimpianto ed un po’ più d’invidia « avrei voluto esserci anch’io… »

    « Dovevi esserci! » insiste senza un minimo di sensibilità Daniela, rigirando il coltello nella piaga dell’amica, « ti sei persa il capolavoro del secolo! »

    « Accidenti accidenti! Dai racconta… »

Daniela annuisce faticando a contenere l’emozione che la travolge al solo pensiero del compito che l’attende, vale a dire: diffondere il sacro verbo del filmissimo. Poi dopo una pausa ad effetto, comincia:

    « Allora c’è questa ragazza… che si chiama Bella, che sta tornando dopo qualche anno nella piccola cittadina in cui era cresciuta, per stare un po’ col padre – il padre e la madre sono separati – e lei… è un po’ così… sai no? Come dire? Tra lo scoglionato e il nostalgico perché torna in posto che quando era piccola aveva un senso ma adesso proprio no… e si sente un po’ un pesce fuor d’acqua perché lei… » Daniela sospira stringendo le spalle e alzando gli occhi al cielo « lei non lo sa che meravigliosa storia d’amore l’aspetta! »

Sara non sta più nella pelle: « ma lui? Lui quand’è che lo incontra? »

    « Aspetta che ci arrivo… » risponde con fermezza l’amica riprendendo il filo del racconto. « Al suo primo giorno di scuola, Bella se ne sta un po’ per conto suo, sai è un po' sociopatica la tipa... fino a che non lo vede! »

    « Oddio che emozione! »

    « E lui sta lì ed è bellissimo... certo c'ha quell'espressione un po' stralunata e quei capelli all'insù... e quella faccia pallida... ma perché è un vampiro e nessuno lo sa! E lui c'ha una cosa come 108 anni o giù di lì... »

    « E va ancora a scuola? »

    «Eh? »

    «Dico, va ancora al liceo? »

    «Uh sì, ma fai conto che si sarà diplomato già tipo una ventina di volte... »

    «Oddio, sai che palle! »

    «E già, ma lui è condannato ad avere per sempre quell'età quindi, non può far altro che andare a scuola... »

    «Terribile! Io al solo pensiero di ripetere anche solo un anno rabbrividisco... »

Le due ragazze restano per un attimo in silenzio, partecipi dell'atroce destino di cui è vittima il povero vampiro, poi annuiscono solennemente e voltano pagina.

    «Come ti dicevo, lui la prima volta che la vede, si comporta strano forte, perché lei ha un odore che gli fa sangue, nel vero senso della parola, non so se mi spiego. E lui sbrocca di brutto perchè sente quell'odore e vorrebbe saltarle addosso ma non può... quindi le sta lontano, ma in pratica si è già innamorato! » continua Daniela gongolante.

    «Aspetta scusa » la interrompe Sara « fammi capire... lui si innamora di lei, perché lei ha un odore prelibato? Cioè tipo... da mangiare? »

    «Esatto! »

    «Ma è... strano, no? »

    «Perché? A me sembra romanticissimo! »

    «Cioè fai conto, a me piace la parmigiana... ma se incontrassi un ragazzo che odora di parmigiana mica mi innamorerei di lui... »

    «Ma che c'entra tu non sei una vampira, e poi Bella non odora di parmigiana, odora di ragazza, solo che è un odore... »

    «Sì ma per Edward è come la parmigiana no? Cioè odora del suo cibo preferito! »

    «Sì, ma... »

    «E'... è da masochisti andarsi ad innamorare di una che ti vorresti mangiare! »

    «Ma è proprio questo il bello, che lui la ama così tanto che riesce a stare senza mangiarsela! »

    «Se lo dici tu... » mugugna Sara, che però non sembra molto convinta.

    «Comunque Bella lo capisce subito che c'è qualcosa di strano in Edward, voglio dire, a parte che se lo spolperebbe vivo per quanto è bono... e quando un giorno lui le salva la vita impedendo ad un furgone di schiacciarla... ha la conferma che non è normale, fa delle ricerche su internet... e capisce! »

    «Che è un vampiro? »

    «Sìììììì! »

    «Ma cioè... come fa? »

    «Eh! ma scusa, si muove velocissimo, ha la pelle fredda, è sempre pallido... c'ha lo sguardo stralunato... »

    «Che c'azzecca, pure il nostro professore di filosofia fa così, ma mica pensiamo che sia un vampiro! »

    «Lui però non è strafigo... e poi questa è la vita reale, quello è un film! »

Di fronte alla logica del ragionamento, Sara capitola.

    «Quindi lo segue a fare una passeggiata nel bosco... » continua Daniela.

    «Non ho capito, scusa... si rende conto che lui è un vampiro e lo segue da sola nel bosco?! »

    «Ovvio, tu un bonazzo così non lo seguiresti? »

    «Non se pensassi che può sgozzarmi... »

    «Umpf, come sei provinciale! E comunque lui non la sgozza perché dal primo momento che l'ha vista s'è innamorato di lei, perché lei è l'unica che lo fa sentire vero e normale e lo guarda con amore, e poi... »

    «...odora »

    «Sì e poi odora anche... e lui sono cento anni che l'aspetta! »

    «A questo proposito... »

    «Che altro c'è!? »

    «Ehhh ma non fare così se ti faccio delle domande è per capire! »

    «Sì ma tu vuoi capire con la ragione, invece devi capire col cuore... e con... vabbè ci siamo capite... comunque spara che vuoi sapere? »

    «Niente pensavo, anche se Edward c'ha il corpo di un diciassettenne... ha pur sempre cento e passa anni... non dovrebbe essere un po' pesante, tipo matusa no? Sai... gusti musicali del secolo passato e tutte le cose, cioè io mi farei due palle ad uscire con mio nonno...

    «Sara, che scema che sei, tuo nonno non è un vampiro e tu non sei una ragazza pallosa e asociale come Bella! »

    «Anche questo è vero »

Ci pensa su non ancora convinta.

    «Che altro c'è?! » sbuffa Daniela che dall'espressione dell'amica ha già intuito che una nuova obiezione sta germogliando nel suo vivace cervello.

    «Non sa un po' di pedofilo 'sto centenario che fa il filo alle diciassettenni? »

    «Ma tu sei da ricovero! E poi, dammelo un centenario così... mi farei volentieri spolpare! Comunque lui la porta nel bosco, sulla vetta della montagna dove c'è il sole, e si fa vedere... che col sole diventa tutto fai conto, tipo pelle diamantata, bellissimo e Bella lo guarda in estasi, ed anch'io... e lui spiega che è per questo che i vampiri non possono stare al sole, che altrimenti la gente capirebbe che sono diversi... »

    «Ehhh ma... »

    «Che c'è, che c'è!?! »

    «Scusa ma se lui esce di giorno, per andare a scuola, la gente non lo vede? »

    «Noooo, vive in una cittadina piovosa e nuvolosa! »

    «E ma se quel giorno c'è il sole? »

    «Se c'è il sole se ne sta a casa, tanto s'è diplomato già 15 volte, se salta una lezione 'sticazzi! Non sarà la fine del mondo! »

    «Sì ma se esce che era nuvoloso e all'improvviso spunta il sole? »

    «Tanto la sorella c'ha le premonizioni! » butta lì Daniela dando, per la verità, l'idea di una che si sta arrampicando sugli specchi.

    «In che senso? »

    «Ogni vampiro ha un potere speciale... Edward legge nel pensiero, la sorella vede il futuro... «Ma sono vampiri o supereroi? »

Daniela sospira stremata. « La smetti di fare la spoetizzante? Ora stai zitta e ascolti... o ti mordo io, anche se non sono una vampira, ok? »

Sara annuisce un po' intimorita.

    «Praticamente ormai è amore di quelli con la A maiuscola. Lui si prende cura di lei, e lei lo guarda come se fosse un barattolo di nutella... lui le fa conoscere la sua famiglia, che son tutti fichissimi, e le vogliono tutti bene, la accolgono come se fosse una normale... »

    «Vabbè ma lei è una normale, sono loro che... »

    «Ho detto zitta! »

    «E poi questa parte è divertente perchè lei c'ha sempre questo odore, ed anche se loro sono tutti vegetariani... »

    «Vegetariani? »

    «Ovvio no, non l'avevi capito? » sbuffa Daniela per poi spiegare pazientemente « la famiglia di Edward è composta da vampiri vegetariani, cioè, loro non succhiano il sangue delle persone, ma solo degli animali, capito adesso? Però anche se sei vegetariano, se ti passa davanti un bel filetto al pepe verde, la tentazione c'è, capisci? »

    «E Bella per loro è il filetto al pepe verde! »

    «Brava... »

    «Ma nessuno si mangia il filetto perché Edward è innamorato di lei! »

    «Esatto, non è romanticissimo? »

    «Oddio! » esclama Sara portandosi un pugno alla bocca inorridita, « m'è venuto un pensiero orribile... »

    «Cosa? »

    «Ma se questo richiamo del sangue è così forte... come si fa quando Bella ha... le sue cose? »

    «Ma sei morbosa forte! »

    «Guarda che è un problema serio... »

    «Edward resiste! »

    «Tutto quel sangue... »

    «Ho detto che Edward resiste ed anche se non resistesse... » per un attimo l'espressione innocente di Daniela si fa torbida mentre immagina chissà cosa con un vago compiacimento, poi si distoglie con fastidio « ma cosa mi fai pensare! »

    «Sì forse è meglio se andiamo avanti... » suggerisce Sara anche lei piuttosto imbarazzata.

    «Allora lui la invita a questa partita di baseball tra vampiri... che loro possono fare solo nel bosco, lontano da tutti e quando ci sono i tuoni, perché quando colpiscono le palle con la mazza, il rumore è così forte che ci devono essere i boati dei fulmini a coprirli... »

    «E che mazze usano? »

    «Ma che ne so! »

    «E non si rompono? »

    «Nooooo! »

    «Strana sta cosa però... »

    «Ma chissenefotte!!! Basta che ci sia Edward! »

    «Anche questo è vero »

    «Solo che arrivano tre vampiri selvatici, che non sono vegetariani, ed il segugio cattivo ovviamente, quando sente l'odore di Bella non capisce più niente... »

    «Oddio! »

    «Sì, una tensione pazzesca, ti giuro... comunque la famiglia di Edward si mette a proteggere Bella, ma il segugio ormai la vuole... e allora la attira a casa della mamma, e le dice che se non viene a sacrificarsi lei, si mangerà la madre, e bella allora va... ma Edward la segue e lotta col vampiro cattivo, ma il vampiro la morde, e poi arrivano gli altri e ammazzano il vampiro cattivo, ma il veleno ha infettato Bella e se non la purificano diventerà una vampira! »

    «E che fa? »

    «Come che fa?!?! »

    «Sono strafighi 'sti vampiri... »

    «Sì ma sempre morti sono... poi non cresci, non puoi avere figli, non puoi abbronzarti d'estate... e quindi Edward deve salvarla, capisci? Togliendole il veleno come si fa quando ti mordono i serpenti... e lui comincia a succhiare, solo che il sangue di Bella è buono e non sa se riesce a fermarsi... e – le parole si strozzano nella gola di Daniela per l'emozione, la ragazza sospira due o tre volte cercando di calmarsi – ma lui ce la fa, perché l'ama troppo! »

    «Che bello! »

    «Sì un'emozione troppo grande! »

    «Sai,stavo pensando una cosa... »

    «Cosa? »

    «E' un vero peccato che i vampiri non esistano davvero, non credi? »

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domenica, 21 dicembre 2008

Sono trentasei anni 2 mesi e 15 giorni che gli do la caccia e, finalmente, l’ho trovato.

Quando ormai non ci speravo più, quando credevo che non ce l’avrei mai fatta e stavo per rinunciare, un tipo, in un bar di Città del Messico, mi ha dato la dritta giusta ed ora, 36 ore dopo, eccomi qui che cammino lungo la spiaggia verso un  vecchio bar dalla tettoia in legno marcito che puzza di salsedine.

E lui è lì.

Mi guarda da lontano e sorride. Il sorriso stanco di chi è consapevole che è stato beccato. Il sorriso rassegnato di chi non ha più la forza di scappare e si lascerà prendere perché, in fondo, lo sapeva che prima o poi questo momento sarebbe arrivato.

Anch’io gli sorrido, ed il mio sorriso è altrettanto stanco e rassegnato perché, anche se gli ho dato la caccia per tanto tempo, forse, dentro di me, speravo che questo momento e questo confronto non sarebbero mai arrivati.

Mi avvicino e lo osservo con maggior attenzione. Mi basta guardarlo negli occhi per capire che è proprio lui. Certo,  è dimagrito moltissimo dall’ultima volta che l’ho visto… ed il volto è sfatto, consumato. Ha tagliato la barba e si è tinto i capelli, ma è lui, che il diavolo se lo porti! E’ proprio lui!

-         E così mi hai trovato – dice mandando giù della tequila.

-         Già – gli faccio io sedendomi davanti a lui.

Lui mi serve in un bicchiere non troppo pulito. Io lo guardo, mando giù un sorso, poi lo guardo di nuovo.

-         Quindi? Che sei venuto a fare? –

A dire il vero non lo so neanch’io perché sono lì, dopo tutto questo tempo.

-         Volevo guardarti in faccia, immagino…  

Annuisce solennemente, ma non dice niente e tiene lo sguardo basso, fisso sul sudicio bancone del bar, come se gli mancasse il coraggio di affrontarmi.

-         E volevo, sentire dalle tua labbra che cosa avresti detto per giustificarti… - continuo.

-         E sentiamo… perché dovrei giustificarmi? –

-         Andiamo! Sei andato via, all’improvviso, come un ladro! –

-         E allora? –

-         E allora noi avevamo bisogno di te… cazzo! E tu te ne sei andato come se niente fosse, senza una parola, senza… senza un motivo… - la voce mi si spezza per l’emozione.

Lui finisce la bottiglia con una smorfia di compiaciuto disgusto, poi sospira stancamente mentre ne apre una nuova.

-         Anche se avessi cercato di spiegare, tu non avresti capito… -

-         Che ne sai? –

-         Lo so e basta –.

-         Potevi provare… -

-         Hai ragione potevo, ma non ne ho avuto il coraggio – .

Sorrido scuotendo il capo. Lascio i soldi per la tequila e mi alzo per andarmene. È stato un errore. Tutta questa maledetta storia è stata solo uno sbaglio.

-         Se proprio lo vuoi sapere, è stato per colpa di quelle lettere… - dice lui fermandomi dopo pochi passi. – Lettere a cui non sapevo cosa rispondere –.

-         Non c’era niente da rispondere… bastava esserci, no? –

-         Tu non capisci. Tu non le hai mai lette: erano così, piene… di speranza in un mondo che non esiste… erano le lettere di chi crede ancora nelle favole! –

Quest’ultima parola la pronuncia quasi come se fosse una parolaccia.

-         Perché che male c’è nel credere alle favole? – gli chiedo.

-         Non c’è niente di male… ma io non sopportavo più di assecondare questa menzogna –.

-         Ma di quale menzogna parli? Tu esisti davvero… o almeno esistevi, prima di andartene via… -

-         Quelle maledette lettere – continua come se non mi avesse quasi ascoltato - Babbo Natale, quest’anno sono stato buono e vorrei tanto un trenino elettrico… Babbo Natale mi piacerebbe moltissimo ricevere la nuova bambola che fa la pipì… Babbo Natale… ognuno con un’aspettativa diversa. Tutti a chiedermi qualcosa, e finché si trattava di regali, tanto quanto, potevo anche continuare a fare quello che ho sempre fatto… ma quando ti arriva la lettere di un bambino che chiede un lavoro per il padre, o uno che vorrebbe che facessi finire per sempre la guerra nel Darfur, o che trasformassi le mine antiuomo in fiorellini… trasformare le mine in fiori?! Ma ti rendi conto?! –

Lo guardo interdetto.

-         Io… non ce la facevo più a farmi carico di tutte quelle aspettative… e per di più da solo, perché nessuno di voi, mai, ha cercato di darmi una mano a far sì che questa cosa che chiamiamo Natale acquistasse un… senso… –

-         Nessuno ha mai preteso che tu cambiassi il mondo… bastava che rendessi un po’ speciale un solo giorno dell’anno. Solo questo… -

-         E a che serve fare finta che il Natale sia davvero un giorno magico quando il giorno dopo, tutto tornerà come prima? E poi… magico un cazzo! La gente continua a morire di fame anche a Natale, cosa credi? E non c’è niente che nessuno possa fare, nemmeno Babbo Natale! –

-         Ed hai preferito scappare! –

-         Ho preferito scappare, sì… -

-         Lasciandoci senza il Natale… -

Fa un gesto con la mano, che non vuol dire niente e vuol dire tutto.

-         Cazzo vuoi che ti dica… - farfuglia – forse il Natale non è mai esistito –

-         Forse sì, - ammetto, - ma era bello crederci… -

Poi me ne vado, lasciandolo lì, a bere ed autocommiserarsi rimpiangendo il passato e ciò che avrebbe potuto essere. L’orologio segna la mezzanotte e solo adesso, guardando il datario, mi rendo conto che è proprio il 24 dicembre, ci sarebbe da ridere, ma non riesco a trovarlo divertente…

-         A proposito – gli faccio – Buon Natale –.

Lui mi guarda, beve e non dice niente…

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domenica, 30 novembre 2008
Prima di tutto una premessa: a me le parole piacciono davvero molto.
Come ormai saprete io con le parole ci lavoro, ci mangio, ci vivo e ci dormo. Ed ho il massimo rispetto per loro... siano sostantivi, aggettivi, verbi o anche semplici preposizioni articolate, sono tutte importanti, senza alcuna eccezione.
Inoltre, come ho già detto nel penultimo post, le parole a volte pesano come macigni, e possono trasformarsi in uno strumento molto potente...
Tuttavia le parole hanno un grosso difetto: sono solo parole, e questo è il loro limite.
Tutte le parole, dalle più belle alle più brutte non si sottraggono a questa condizione. Le parole ispirate, quelle cattive dette solo per farti male, e quelle più profonde dell'oceano, che ti cambiano la vita... quelle parole che, per intenderci, prima di ascoltarle eri qualcosa e, dopo, non sei più stato lo stesso. Quelle parole che dopo averle sentite hai detto: "cazzo, ora ho capito tutto! Ora so!" quelle parole, insomma, che hanno segnato un netto punto di passaggio tra la tua vita prima di loro, e la tua vita dopo... anche quelle parole così importanti...
NON SERVONO A UN CAZZO
se non sono seguita da almeno un'azione.
E questo è quanto.

PS è ovvio che a questo post mi aspetto un solo singolo e semplice commento, vediamo chi sarà il primo a lasciarlo...
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venerdì, 21 novembre 2008

Attenzione se ti arriva la richiesta da parte del contatto tifottoilpc@hothothot.com mi raccomando, non accettarlo assolutamente, l’allegato che ti offre non è il video di Maria De Filippi che organizza una seduta sadomaso con i ragazzi di Amici, ma un potente virus che formatterà la zona C2-C3 del computer, cancellando PER SEMPRE le vocali dal tuo word, invertendo casualmente le funzioni dei tasti della tua tastiera ed inserendo un pericoloso Cavallo di Troia che ruberà le tue password, il tuo codice fiscale, il tuo numero di scarpe, i tuoi account, gli account dei tuoi amici, gli account degli amici degli amici, i tuoi numeri del cellulare con i pin e i puk e, se ci fossero, anche i poc, ed invierà a nome tuo mail con proposte scabrose e contro natura al tuo datore di lavoro, ai tuoi suoceri ed al parroco della tua parrocchia.

 

Inoltre

 

Forse non lo sai, ma dal 32 dicembre di quest’anno, MSN diventerà a pagamento. So che hai già ricevuto questo avviso in passato, ma questa volta è VERO! Il canone per l’utilizzo delle funzioni base sarà di 5000 dollari al mese! A meno che tu non provveda ad inviare immediatamente questa mail a tutti i tuoi contatti, in questo modo gli salverai il culo da tifottoilpc@hothothot.com e permetterai ai gestori di MSN di rilevare quanto è estesa la tua rete di contatti. Perché, com’ è logico che sia, solo quelli che NON usano MSN saranno tenuti a pagare il canone, ma chiunque dimostri di usarlo attivamente, potrà continuare a farlo gratuitamente.

 

Inviando questa mail a tutti i tuoi contatti, parteciperai anche alla innovativa ricerca di mercato della INTERNET MAFIA ASSOCIATION, che sta testando nuovi canali di vendita per droghe leggere e pesanti (eventualmente anche mortali). Per ogni tuo contatto che accetta di sottoporsi ai test riceverai 10 dollari, e per ogni contatto dei tuoi contatti 5.

ANCHE IO NON CI CREDEVO, MA è VERO!!!

In poco tempo potresti guadagnare fino a 100.000 dollari ed una incriminazione per associazione mafiosa che gli avvocati della IMA faranno cadere con facilità irrisoria.

 

Tra l’altro, attraverso questo giro di mail, aiuterai la piccola Denise Fruzpatrjiken, affetta da una rara malformazione congenita che le consente di fare pipì solo se assume la posizione Yoga  del “trampolista cieco in precario equilibrio sul mignolo”.

Come potrai facilmente intuire, la vita di Denise è un incubo che TUTTI INSIEME possiamo aiutare a dimenticare per sempre, attraverso un semplice clic. Per ogni invio, l’associazione medica degli amici del Dr. House, darà 1 dollaro al fondo pro Denise che finanzierà il ciclo di 2457 delicati interventi che le consentiranno di fare finalmente la pipì normalmente.

 

Ma non finisce qua!

 

Forse non ci crederai, ma gli Angeli esistono davvero, e poiché ad essere alati, perfetti ed eterni dopo un po’ ci si fa due palle tanto, si divertono anche loro su internet, e leggono le nostre mail.

Ecco perché, se spedirai questa mail entro 10 secondi dalla ricezione, verrai premiato da uno di loro che verrà a farti visita e ti darà modo di realizzare il tuo più grande desiderio!

Ma poiché ad essere alati, perfetti ed eterni, dopo un po’, oltre a farsi due palle così, si diventa anche un po’ cazzimmosi, se NON spedirai questa mail entro il tempo richiesto, su di te si abbatterà una tale devastante sventura al confronto della quale la riforma Gelmini e la nomina per la presidenza della Commissione di vigilanza Rai appariranno eventi del tutto irrisori.

 

ATTENZIONE!

 

So che sei scettico e che la tua arida formazione scientifico illuminista, maturata seguendo con avida attenzione i programmi di Piero Angela ti impedisce di accettare razionalmente quel che ti dico, ma non commettere l’errore si sottovalutare il soprannaturale…

 

Giulio Cesare ricevette una lettera così, poco prima delle idi di marzo, ed invece di darle ascolto prese a calci il messaggero… pochi giorni dopo venne ferocemente ucciso a coltellate da Bruto, Cassio, un gruppo di senatori… ed il messaggero.

 

Napoleone Bonaparte ne ricevette una simile, poco prima della battaglia di Waterloo, ma se ne fregò altamente… e tutti sappiamo come andò a finire.

 

Bill Gates ricevette questo stesso avviso a 18 anni, e inoltrò il messaggio a 7342 amici, ricevendo in premio la microsoft!

 

Che ne dici? Vuoi fare la fine di Cesare o di Bill Gates?

 

Pensaci!

 

 

PICCOLA NOTA CONCLUSIVA: Amici, fratelli, cittadini… vi voglio tanto bene, ma il prossimo che mi manda una di queste mail del cazzo, lo cancello dai miei contatti.

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domenica, 09 novembre 2008

L'altra sera, mentre vagavo su Youtube in stato di prostrazione psicofisica, mi sono imbattuto nel titanico scontro che contrappone Pino Scotto ed i suoi sostenitori, ai Tokio Hotel e le Bimbeminkia.

tokio-hotel-life117628462135_grosPer chi non conoscesse i dettagli di questa epica disputa mi produrrò in un breve riassunto: Pino Scotto (ex frontman dei Vanadium e sanguigno musicista metal) ha più volte espresso in modo colorito ed energico la sua disapprovazione per i Tokio Hotel, definendoli, tra l'altro, una mera operazione commerciale, dei frocetti, un gruppo costruito a tavolino ma privo di qualsiasi qualità musicale ed invitando i giovani a non farsi rimbambire da proposte discografiche totalmente prive di consistenza. Detti interventi raccolti sapientemente in clip antologiche, sono presto approdati su Youtube dove hanno prosperato raccogliendo consensi e dissensi. Ed infatti, poco dopo, è giunta altrettanto veemente la risposta delle Bimbeminkia, vale a dire le agguerrite fans dei Tokio Hotel che hanno prontamente postato dei video in cui, più che replicare in modo arguto alle accuse di Pino Scotto, si producevano in una colorita serie di insulti, dandogli del vecchio che tanto ormai deve morire, dell'ignorante, del frocio etc etc. youtube bimbeminkia

Naturalmente l'attacco delle Bimbeminkia non è caduto nel vuoto, ma ha incontrato immediatamente la feroce resistenza dei fans di Pino e, più in generale, di tutti quelli che schifano i Tokio Hotel, i Bimbiminkia e tutta la cosiddetta musica commerciale. Questa banda di eroici oppositori si è dunque prodotta in un'altrettanto colorita controffensiva di video, ricorrendo però ad una dialettica di poco superiore a quella usata dal nemico del tipo: “l'unica vera musica è ovviamente il Metal” oppure “siete brutte e stupide”.

Questi i fatti.

Il risultato pratico di questi fatti è che se uno digita su Youtube “Pino Scotto” “Bimbeminkia” o altre parole chiave inerenti all'argomento, viene inondato da una serie di video pieni di atroci e folkloristiche scaramucce verbali in cui il turpiloquio ed il cattivo gusto vengono innalzati a vertici di inaspettata eccellenza.

Ora, al di là della terminologia adottata... al di là del conflitto ideologico e di tutte le considerazioni sulla musica commerciale, sui Tokio Hotel, su chi sia frocio e chi debba morire... questioni nelle quali preferisco non inoltrarmi perché mi porterebbero inevitabilmente a divagare, vorrei soffermarmi, invece, su tutt'altra questione, vale a dire: internet e la libertà di espressione.

Internet costituisce una incredibile opportunità per tutti noi. Quella di esprimerci liberamente e di portare i nostri pensieri alla portata di chiunque voglia leggerci o guardarci (se si tratta di Youtube).

Internet è una finestra sull'universo, dalla quale ognuno di noi è libero di affacciarsi, e quando ci sporgiamo da essa siamo consapevoli che c'è tantissima gente, lì sotto, che potrebbe guardarci (dico potrebbe perché i tristi risultati del mio contatore di visite parlano chiaro).

Internet è una grande opportunità, per tre quarti buttata nel cesso a causa del proliferare di blog, di deliri di onnipotenza, di presuntuose esibizioni di egocentrismo e stupidità (nei quali, sia ben chiaro, mi ci metto anch'io).

La sostanziale verità è che tutti vogliono dire qualcosa, ma pochi hanno qualcosa da dire.

Vabbè, ma che importa? Direte voi. Ciò che conta è che sia garantito ad ognuno di noi il sacrosanto diritto di esprimersi e di comunicare senza restrizioni di sorta. Che poi questo diritto venga usato male da qualcuno, fa parte del gioco. E se anche c'è chi sproloquia, offende, dice puttanate colossali, sta al buon senso del pubblico operare i giusti filtri, fare le scelte più opportune e decidere chi e cosa ascoltare, guardare o leggere.

Solo che bisogna stare molto attenti perchè le parole non sono mai una cosa da prendere alla leggera. Le parole, a volte, sono macigni dal peso devastante. Noi le usiamo, ne abusiamo, le sganciamo nei nostri blog, o nei filmatini che poi postiamo su Youtube con eccessiva noncuranza, senza pensare che anche una singola parola può fare danni incalcolabili e quindi va ponderata non una ma cento volte.

E qualcuno dovrebbe insegnare alle orde assetate di desiderio di protagonismo e di affermazione, che è possibile avere le proprie idee e le proprie opinioni senza necessariamente essere costretti ad insultare chi la pensa in modo diverso dal nostro.

Anche perché, fermo restando il sacrosanto ed inalienabile diritto ad esprimere liberamente le proprie convinzioni... ed anche se ognuno di noi si crede depositario della verità, a scapito degli altri che, invece sanno solo sparare cazzate, sono più incline a credere che la verità sia un concetto decisamente sopravvalutato e che avesse ragione il buon Bernie LaPlante quando, nel film “Eroe per caso” diceva: « [...] la gente non fa che parlare della verità, tutti sanno sempre qual è la verità [...]. Man mano che cresci capisci che non esiste la verità, esistono solo le stronzate... stratificate. Uno strato di stronzate sopra un altro, e quello che fai nella vita, una volta cresciuto, è solo la scelta dello strato di stronzate che preferisci, che diventano le tue stronzate».

Quindi, se proprio dobbiamo sparare le nostre stronzate, cerchiamo di farlo, per lo meno, col silenziatore... no?

postato da: lapidario alle ore 19:54 | Permalink | commenti (5)
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